Centro Paideia: uno spazio che mette al centro bambini e famiglie
Ci sono luoghi in cui si entra e si respira subito accoglienza. Il Centro Paideia è uno di questi. Ringrazio Anna Peiretti per avermelo fatto scoprire alcuni mesi fa. Uno spazio abitabile – davvero – da adulti, bambini, neogenitori, educatori, ricercatori e cittadini. Un luogo che nasce per creare connessioni, offrire sostegno concreto e promuovere una cultura dell’inclusione che parte dall’infanzia e abbraccia l’intera comunità.
Il Centro si ispira al modello canadese dei Family Centered Care: spazi organizzati a misura di bambino e di famiglia, pensati per sostenere sia i bambini con difficoltà nello sviluppo sia i loro genitori, favorendo confronto, interazione e crescita condivisa. Non solo assistenza, dunque, ma relazione.
Attraverso figure professionali specifiche, il Centro offre aiuto alle famiglie fin dal momento della diagnosi, accompagnandole nelle scelte relative alle attività di riabilitazione e di tempo libero. È un punto di ritrovo in città, un luogo di crescita e condivisione, dove nessuno si sente solo.
Il progetto nasce grazie alla Fondazione Paideia Onlus, che da oltre vent’anni offre un aiuto concreto alle famiglie ed è sostenuta attivamente da numerosi enti pubblici e privati. Volontari, ricercatori, educatori e professionisti dell’ambito della genitorialità lavorano insieme con attenzione e rispetto per i bisogni dei più piccoli.
Sabato ho avuto l’opportunità di partecipare a un convegno promosso dal Centro Paideia dedicato al tema della lettura incarnata. Una mattinata intensa e stimolante, che ha messo al centro il legame profondo tra linguaggio, corpo ed esperienza.
Tra gli ospiti, la dottoressa Anna Borghi, professoressa presso l’Università La Sapienza, che ha approfondito il rapporto tra linguaggio ed esperienza corporea. Le parole – ci ha ricordato – non sono entità astratte: sono strettamente collegate ad atti, movimenti e stimoli sensoriali. Gli studi più recenti dimostrano come il nostro corpo partecipi attivamente alla comprensione del linguaggio.
Sono intervenuti anche dottorandi e ricercatori dell’Università di Venezia e rappresentanti della cooperativa ALPACA, impegnata nel tradurre il linguaggio in simboli. Un lavoro complesso, soprattutto quando si tratta di sintetizzare concetti articolati in segni chiari e accessibili.
Nella seconda parte della mattinata la Fondazione ha proposto quattro workshop. Io ho scelto “Libri da leggere con le mani” con lo scrittore e illustratore Gabriele Clima.
Divisi in gruppi, abbiamo osservato i libri proposti e, successivamente, ideato un’attività da riproporre in diversi contesti – scolastici, educativi, familiari – senza più utilizzare direttamente il libro. Un esercizio creativo che ha mostrato quanto la lettura possa diventare esperienza concreta, corporea, condivisa.
La Fondazione propone attività formative per diffondere la cultura dell’inclusione e promuovere una società più attenta ai bisogni di tutti. Sostenere il progetto Paideia significa investire nel futuro di intere generazioni di bambini.
Si può farlo diventando volontari, partecipando ai percorsi formativi, sostenendo la ricerca o contribuendo ai progetti di riscrittura in Comunicazione Aumentativa Alternativa. Ogni gesto aiuta le famiglie che si trovano ad affrontare momenti di fragilità.
Grazie, Paideia, per questo momento formativo così intenso e ricco di significato.
Per maggiori informazioni: www.centropaideia.org








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