Gennaio, freddo e infanzia: stare fuori per crescere


Gennaio è un mese che invita alla lentezza. Le giornate sono brevi, l’aria è pungente e spesso, di fronte al freddo, l’istinto adulto è quello di “proteggere” i bambini tenendoli al chiuso. Eppure l’infanzia ha una straordinaria capacità di stare nel mondo così com’è, se accompagnata con cura e rispetto.

Il freddo non è solo una condizione climatica, ma un’esperienza sensoriale. Nell’outdoor education non si tratta di resistere, ma di imparare ad ascoltare il corpo: muoversi per scaldarsi, fermarsi quando serve, riconoscere segnali come mani fredde o guance arrossate. Gennaio diventa così un tempo prezioso di consapevolezza corporea.

Stare fuori d’inverno significa anche educare all’autonomia. Vestirsi a strati, scegliere il cappello, chiudere la giacca: sono gesti quotidiani che diventano competenze. Il bambino che impara a dire “ho freddo” o “ho caldo” sta imparando a conoscersi e a comunicare i propri bisogni.


Il freddo trasforma il modo di giocare e di stare insieme. I ritmi si fanno più raccolti, l’attenzione più concentrata. Nascono collaborazioni spontanee, ci si avvicina per scaldarsi, si impara ad aspettare. L’ambiente invernale favorisce relazioni più lente e profonde.

Per l’adulto, gennaio è una sfida educativa. Chiede fiducia nei bambini e una presenza attenta, capace di osservare senza forzare. L’outdoor education non nega il freddo, lo abita con rispetto, insegnando che anche le stagioni più dure possono essere attraversate con cura e competenza.


Gestire il freddo nell’outdoor education:

1. Vestirsi a strati, privilegiando materiali caldi e traspiranti.

2. Favorire il movimento per mantenere il calore corporeo

3. Osservare e ascoltare i segnali dei bambini (freddo, stanchezza, bisogno di pausa)

4. Alternare momenti dinamici e momenti più tranquilli

5. Rientrare quando il benessere lo richiede, senza forzature

6. Accompagnare i bambini a riconoscere e comunicare le proprie sensazioni




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