La maestra Montessori della scuola dell'infanzia - Intervista di Ratabirata
1. Chi
è Ombretta?
Sono una donna di 43 anni, nubile, senza figli, situazione che
ancora a molti fa arricciare il naso: una donna della mia età dovrebbe
essere sposata con figli e di sicuro non vivere da sola. Sono zia di tre
bellissimi, irrequieti, loquaci nipoti, una femmina e due maschi. Amo
viaggiare, ma non c'è niente che mi faccia stare bene come andare in montagna,
nel paesino originario dei miei genitori, e ascoltare non il silenzio ma
il rilassante rumore che fa la montagna se solo accetti di ascoltare.
Non ho molti amici, diciamo che sono decisamente asociale di
carattere, non mi piacciono le chiacchiere inutili e il tempo perso in
discussioni che servono solo a lamentarsi ma non a risolvere il problema.
Il tempo libero lo riempio di letture, non solo di letteratura
adulta ma anche, forse soprattutto, di albi illustrati (e che nessuno li
chiami libri per bambini ).
Mi piace costruire attività ( non giochi ) per i bambini partendo
dal riciclo di semplici oggetti di recupero: se solo la mia cantina
potesse parlare.
Vivo le emozioni con sempre tanto, troppo timore, rimugino, piango, rido, accetto con malinconia le decisioni degli altri; non amo parlare di me, preferisco scrivere e in una società fatta di parole e immagini, io ci vivo proprio male.
2. Parliamo della scuola dell'infanzia, della professione di
maestra, che cosa vuole dire per te essere maestra?
Essere insegnante di scuola dell'infanzia deve per forza essere
una scelta, dire “mi piacciono i bambini” per me è un'affermazione senza
senso. Essere docente è un lavoro che ami, ma non dovrebbe essere così
per tutti i lavori? Devi avere passione, pazienza, equilibrio, devi
sentirti responsabile di ciò che stai facendo perché ciò che hai
davanti a te non è un oggetto, chi hai davanti è il futuro del paese e
spetta anche a te provvedere alla sua educazione, in sinergia con le famiglie,
e nessun corso di laurea ti spiegherà mai che la grande fatica è proprio
entrare in una positiva relazione con i genitori. Questa relazione si è
trasformata in una “guerra” di opinioni, più che in uno scambio utile alla
crescita dei bambini.
Questa scuola è fatta di troppa burocrazia e di troppa
valutazione, fin dalla scuola dell'infanzia: valutare un bambino di 3, 4
o 5 anni non lo aiuta, si sente giudicato invece di sentirsi accettato e
spronato a sviluppare le sue vere passioni. Questo vuol dire che un
bambino non dovrebbe conoscere la matematica perché non è il suo forte?
No, non ho detto questo. Dico però che se un docente sa che la matematica
non è il punto forte di un bambino, i suoi voti non dovrebbero essere
incasellati in schemi oggettivi ma modellati intorno agli sforzi, alle
tappe raggiunte da quel bambino. Valutare dovrebbe servire per
trovare strategie di aiuto a quella fragilità, e non a etichettare. E per
cambiare la situazione non servono riforme ministeriali ma docenti che
vedano il futuro negli sguardi curiosi dei loro studenti. Non è utopia, li
ho visti questi colleghi: sono come il rumore silenzioso della montagna.
3. Come è nata la vocazione per il metodo Montessori?
Subito dopo la maturità magistrale mando curriculum alle scuole private e paritarie per cercare di entrare nel mondo del lavoro. La Casa dei bambini di Bergamo mi offre un contratto per le ore pomeridiane, in appoggio per il momento della nanna. Entrai in questa scuola assolutamente all'insaputa di cosa fosse il metodo Montessori. Mi ritrovo un ambiente completamente diverso dalle scuole dell'infanzia dove avevo fatto il tirocinio, con “giochi” che non avevo mai visto, con adulti che si siedono accanto ai bambini e presentano con lentezza e silenzio questi misteriosi giochi. Chiedo di poter passare più tempo all'interno di questa scuola solo per osservare, questa è la scuola che voglio vivere; mi informo, scopro che per diventare maestra montessoriana devo partecipare a un corso che però costa davvero troppo ( il non aver potuto economicamente andare all'università è lo stesso motivo che mi spinge a rinunciare al mio sogno ).
Due anni fa, navigando una sera in internet, scopro che a Brescia si aprono le iscrizioni per il diploma di differenziazione 3-6 a metodo Montessori. Se non ora quando? Volevo diventare una maestra montessoriana e alla fine eccomi qua, ma la prima cosa che dicono al corso è di non sentirsi mai arrivate, di continuare a formarsi, incuriosirsi, spaziare e allora chissà cos'altro mi riserva il futuro.

4. Come possono i genitori fungere da ponte e portare nelle pratiche
quotidiani dei bambini, alcuni aspetti dell'educazione scolastica
Si pensa, erroneamente, che solo se hai frequentato un corso per
docenti Montessori, puoi applicare tale pensiero. Essere una persona
montessoriana, anche non genitore, vuol dire rispettare, vivere in modo
“delicato” il rapporto con gli altri e con la natura, gentilezza quasi da
farti sembrare fuori epoca.
Il terzo gruppo di esercizi nella categoria della vita
pratica raccoglie i gesti dei rapporti sociali: salutare, offrire,
invitare, cedere il passo, raccogliere oggetti fatti cadere da altri,
scusarsi, non urtare, non interrompere mentre uno parla, lavarsi le mani,
riparare i danni … che gesti meravigliosi …
Se sei un genitore vuol dire ascoltare i bisogni dei tuoi
figli e non accontentarli perché così non piangono, ma perché quel
bisogno soddisfatto lo fa crescere. Tanto ascolto, osservazione e tempo;
tempo di qualità dedicato a lui, alla famiglia nel quale il bambino vive.
Spazio casalingo “a misura di bambino” che non può essere un facile slogan ma
la realtà dei fatti: una cameretta bella agli occhi degli adulti, potrebbe non
essere pratica per il bambino. Armadi alti sono sicuramente capienti, ma quanto
possono essere utili all'autonomia del bambino che vuole scegliere il vestito
da indossare? Ecco l'altro concetto fondamentale: autonomia, il bambino è
capace di compiere innumerevoli azioni, gesti e abbiamo l'obbligo di lasciarlo
provare, fallire, consigliare e farlo riprovare. Serve più tempo perché un
bambino che vuole calzare da solo il suo paio di scarpe non ci terrà solo due minuti, come se lo aiutassimo noi, ma molto più tempo, molto, ma guardare il
suo volto soddisfatto dovrebbe ripagare di quella sveglia suonata 10 minuti
prima.
5. Se una persona volesse formarsi sul metodo, con materiale reale, cosa consiglieresti?
Il primo consiglio che darei è di smettere di leggere libri
che parlano del metodo e leggerei i libri scritti da Maria Montessori; non sono
solo per gli addetti al lavoro (forse l'unico che io sto ancora cercando di
digerire è “La mente del Bambino” molto medico, ma tutti gli altri, e sono
tanti, sono di facile lettura e di grande ispirazione).
Il secondo consiglio è di non comprare giochi con dicitura “Montessori”, la sincerità nella pubblicità credo sia fondamentale; accettate la dicitura “ispirati” ai materiali Montessori, perché vi assicuro che il materiale scientifico non lo troverete sugli scaffali dei supermercati. Terzo consiglio: non comprate materiale scientifico, credo che in questo caso sia utile che venga usato dagli addetti al lavoro. Io non uso provette e materiale chimico anche se con le istruzioni potrei almeno evitare disastri, perché non sono preparata per usarli in modo corretto e adeguato. Il materiale scientifico Montessori deve essere “rispettato”.
Pensate piuttosto a creare, ancora una volta, un ambiente di
gioco adatto: nessun cesto contenente tutto ciò che l'umano pensiero
può immaginare; piccoli contenitori con lo stesso tipo di gioco ( non
costruzioni insieme alla bambole); a disposizione pochi giochi per volta e
poi, dopo osservazione, rotazione dei giochi; un luogo dedicato al gioco, con
un tappeto o un tavolino, ma anche uno spazio vicino alla vita della famiglia,
perché un bambino da solo in camera, porterà sempre dei giochi in salotto dove
la mamma è seduta sul divano o in cucina dove si sta preparando la cena.
Se dovete decidere che tipi di giochi comprare, ricordate che “è
tanto colorato” non può essere un criterio, anzi confonde il bambino, così come
i giochi rumorosi.
E poi fatelo sempre partecipare alla vita casalinga, sempre.
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